
Quando ascolto un brano ho delle visioni e cerco di concentrare la mia attenzione su quella più incisiva. La fisso sulla tela e la dipingo mettendo forme e colori come note e armonie, parole e pause. Ogni canzone può diventare un quadro.
Giada Fedeli
In questo incontro Giada ci racconta il suo percorso di artista, le sue fonti di ispirazione e l’importanza di una colonna sonora.
Ciao Giada, come è avvenuto il tuo incontro con le arti visive? Quando hai capito che sarebbe stata la tua strada?
Fin da piccola amavo disegnare su qualsiasi foglio mi trovassi fra le mani.
Ho sempre vissuto la vita per immagini senza mai abbandonare la bambina che sogna e viaggia in me. Diciamo che durante il periodo Universitario, in cui studiavo Cinema Musica e Teatro presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Pisa, ho capito che il linguaggio migliore per esprimere le mie idee e raccontare storie fosse proprio la pittura. Da quel momento non ho avuto dubbi: quella era la mia strada!
In molti dei tuoi dipinti troviamo figure femminili, questo è sicuramente un tema da te molto sentito, vuoi parlarci dell’universo femminile che racconti?
Essendo autodidatta all’inizio mi sono messa di fronte ad uno specchio ed ho cercato di dipingermi per come potevo. Ho parlato molto con me stessa, scavato a fondo, cercando colori e forme. Poi mi sono guardata intorno ed ho sentito la necessità di dipingere altre donne. All’inizio parlavo molto con le mie modelle. Per me è sempre stato fondamentale “sentire” chi stavo per dipingere. Capire se oltre a ciò che percepivo c’era un messaggio da poter donare a chi dopo si fosse trovato di fronte a quel ritratto.
Considero il mio corpo, come quello di tutte le donne, una sorta di “contenitore perfetto” attraverso il quale la vita passa e si trasforma, le esperienze assumono colori diversi e si fanno pennellata, gli occhi cercano di catturare e parlare per poi restare eterni, dinamici e mai immobili.
Uno dei tratti distintivi della mia pittura degli inizi è stato quello di rappresentare il seno in modo asimmetrico. Questo mi ha portato ad incontrare donne che non dipingevano ma operavano al seno. Medici, che con le mani, salvavano ogni giorno donne, donando nuovo senso nella vita delle loro pazienti. Persone speciali che hanno visto nelle mie prime tele quel percorso a loro ben noto. Di accettazione di un corpo segnato dalla malattia ma comunque bellissimo, armonico, potente e carico di vita. Allora mi son detta che con le mani avrei potuto creare altre opere, diventare una specie di “medico pittrice” per rendere il dolore bellezza, potenza, colore e forma.

Autoritratto (2007) © Giada Fedeli 
LA CANTATRICE CALVA (2008) 35 x 50 Acrilico su cartone telato © Giada Fedeli 
DONNE (2008) 68 x 40 Acrilico su legno © Giada Fedeli
La mia prima Personale ha avuto luogo nel 2010 a Roma, all’interno della Camera dei Deputati, negli spazi della Sala del Cenacolo, durante il Convegno Nazionale ANDOS onlus (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) la cui presidente per ANDOS Catania era ed è ad oggi la Dott.ssa Francesca Catalano. Una delle mie opere era stata scelta per la locandina dell’evento. La curatela è stata dello Storico dell’Arte Claudio Strinati. Direi un inizio tutto al femminile e molto importante che non ho più abbandonato.
Delle donne mi piace raccontare gli uomini, gli animali, le paure, le voglie, i viaggi, i sogni, i momenti no, le letture, la pazienza. I colori, la bellezza e le ferite dorate.
Oltre alla pittura, riesci ad abbracciare l’arte con qualsiasi mezzo ti trovi a disposizione. Dall’installazione con i pappagalli origami, alle foto con cui realizzi surreali stories su Instagram. Quali tematiche e messaggi ti sono di maggiore ispirazione oltre all’universo femminile?
Per me è la Vita, soprattutto degli altri, la maggiore fonte di ispirazione per il mio lavoro. Sono Curiosa nel senso positivo. Amo ascoltare la vita di chi si mette di fronte a me. Certe volte immagino la vita di chi magari in quel momento è seduto accanto a me sul treno o su un autobus, o nello stesso reparto del supermercato. Insomma gli altri mi catturano e dagli altri mi nascono storie e immagini, idee e sperimentazioni.
Il messaggio dei Pappagalli Origami è quello di riuscire a dare valore anche al millesimo di secondo di tempo che stiamo vivendo, di averne rispetto. Di accettare il flusso mentale che si apre durante un momento di meditazione. Di ascoltare tutto ciò che, durante un lavoro di pieghe a ripetersi, quale quello degli origami, si spalanca nell’universo interiore. Vivere a pieno la tempesta e la calma che si alternano continuamente in noi.

NOI 100x150cm Tecnica mista su tela 2021 Il Forte Arte Patrizia Grigolini © Giada Fedeli 
Pappagallo Origami Fucsia © Giada Fedeli 
La ragazza degli origami (2020) 180x130cm Tecnica mista su tela © Giada Fedeli
Con le Fotografie e le Stories lancio dei messaggi dal duplice valore. C’è l’aspetto estetico e quello ironico. La lettura critica di una situazione e la leggerezza di vederla con gli occhi di bimba. C’è l’equilibrio cercato nel caos delle immagini che trovo nei giorni.
Impossibile creare tutto senza la presenza della Musica, che a sua volta è musa e accompagna il mio lavoro, da sempre.
La musica sembra avere un forte impatto sulla tua arte. Il ritratto di Amy Winehouse che hai pubblicato su Tabloud è del 2013. Altri dipinti più recenti rappresentano proprio brani musicali come Sound Misure e Silence no Silence ispirati entrambi da brani di Bowie. O Across the Universe ispirato dall’omonimo brano di The Beatles. Come nasce una tua opera a tema musicale?
Ci sono opere che nascono durante l’ascolto delle più svariati album a quelle che nascono con l’ascolto a ripetizione di un singolo brano. La musica è fondamentale per il mio lavoro. Può anche farmi cambiare colore. Può agitare il mio gesto pittorico. Può rallentare le mie pennellate o le può fare letteralmente impazzire.

No Good (2013) 20×35 cm Acrilico su tela COLLEZIONE PRIVATA © Giada Fedeli 
Across the Universe © Giada Fedeli
Quando ascolto un brano ho delle visioni e cerco di concentrare la mia attenzione su quella più incisiva. La fisso sulla tela e la dipingo mettendo forme e colori come note e armonie, parole e pause. Ogni canzone può diventare un quadro.
Certamente io ho i miei gusti musicali, questo è un’altra cosa ancora, magari ne parleremo poi!

SILENCE NO SILENCE (2017) 180×180 cm Acrilico su tela © Giada Fedeli 
SOUND MISURE (2017) 180×180 cm Acrilico su tela © Giada Fedeli
Gianni Maroccolo ha detto: «Unendo più forme artistiche, la meraviglia aumenta», qual’è la tua concezione di arte e musica?
La musica è lo stato d’animo del mio film. Quando dipingo sono un film. Se mi guardo da fuori sono composta da fotografie in movimento dove l’attimo dopo è diverso da quello prima. Nella settima arte, cioè nel cinema, la colonna sonora è fondamentale per cui, anche nel mio caso, non sarebbe possibile farne a meno.
Su cosa stai lavorando adesso?
Adesso sto lavorando intorno al Classico e alla Bellezza. Bellezza come Soggettività e come Oggettività. A come possiamo condurre un’Afrodite accovacciata nel nostro mondo. A come farle avere altri occhi.
Allo stesso tempo ho dipinto nuovamente vecchie opere. Questo per capire come ad oggi la mia anima e la mia mano si siano “allenate”. Diciamo che questo è un lavoro di analisi senza Psichiatra ma solo Pillole di Vita per dipingere meglio … forse!

Afrodite Accovacciata (2021) © Giada Fedeli 
La Crema Impazzita (2011) © Giada Fedeli 
La Crema Impazzita (2021) © Giada Fedeli 
La Stessa Taglia (2020) 190 x 135 cm Acrilico e Pastello ad olio su tela © Giada Fedeli
Ho poi un progetto molto importante di cui spero di poterne parlare al più presto a tutti coloro che mi seguono e mi seguiranno. Non svelo niente… per Scaramanzia!
Puoi trovare Giada su Instagram e Facebook.
La pagina di Giada su Tabloud.













